Inaugurato nel 2004, il Museo internazionale e Biblioteca della musica, raccoglie in uno spazio illustre per storia e pregio artistico il principale patrimonio bibliografico, iconografico-musicale e organologico della città. L’eccezionalità del Museo va ricercata soprattutto nella sinergia instaurata tra le collezioni – una delle eredità più preziose dello spirito illuminato con cui nel ’700 padre Martini raccolse il suo patrimonio – che ne amplifica l’intrinseca, eccezionale importanza.
L'Istituto è attualmente suddiviso in due sedi: un'ampia selezione di volumi, dipinti, strumenti musicali è esposta nelle sale museali di Strada Maggiore 34 (palazzo Sanguinetti), mentre la gran parte del materiale bibliografico, in attesa di trasferimento, è consultabile nella sede di Piazza Rossini 2 (ex Convento di San Giacomo), in locali annessi al Conservatorio di musica G.B. Martini.
Tra
le innumerevoli “storie musicali” che i documenti consentono
di narrare, l’allestimento museale ha scelto di presentare quelle
che la ricchezza documentaria può raccontare al meglio, quasi
senza l’ausilio di inserti esplicativi: quella del suo principale
artefice, Martini, e dei suoi amici e corrispondenti (come Christoph
Willibald Gluck, Johann Christian Bach, Wolfgang Amadé Mozart,
Charles Burney); quella del libro musicale dal Cinque all’Ottocento;
dell’opera italiana nel Settecento, intessuta attorno alla figura
del Farinelli, e dell’Ottocento, attorno a Gioachino Rossini; la
storia delle concezioni teoriche della musica dal Quattro al Settecento;
e la storia dei personaggi e delle istituzioni nella vita musicale bolognese.
La raccolta libraria è, senza enfasi, una delle più prestigiose a livello mondiale, in particolare per la storia della musica dal Quattro al Settecento. Scampato alle confische napoleoniche grazie all’intervento di Stanislao Mattei, discepolo e successore di Martini, nel 1816 l’immenso patrimonio bibliografico (costituito all’epoca da circa 17.000 volumi) fu donato al Liceo Musicale del Comune di Bologna istituito nel 1804. La biblioteca si accrebbe sensibilmente nel corso dell’800 e della prima metà del ‘900, grazie non solo al deposito dei materiali prodotti dall’attività didattica del Liceo (ne furono allievi numerosi personaggi illustri, tra i quali Rossini – del quale sono conservati, oltre agli spartiti autografi del Barbiere di Siviglia e dello Stabat Mater, vari oggetti come il letto, la veste da camera, la parrucca e altri cimeli di vario genere – Donizetti e Respighi; e ne furono direttori Mancinelli, Martucci e Busoni), ma anche agli acquisti mirati di volumi rari. Sotto la direzione di Gaetano Gaspari, nominato bibliotecario nel 1855, a cui si deve la complessa opera di archiviazione di tutto il materiale librario, la raccolta fu ulteriormente arricchita con numerose donazioni.
Notevolissime le edizioni musicali del Cinque e Seicento che vi sono conservate (tra i numerosissimi unica, la primissima edizione dell’Odecathon A di Ottaviano Petrucci, 1501, la prima stampa musicale interamente a caratteri mobili), assieme a trattati teorici e libretti d’opera, così come straordinaria è l’importanza dei manoscritti, a partire dal celeberrimo Q.15, custode unico di un’importante porzione del repertorio polifonico quattrocentesco; più vicini a noi, l’autografo del Barbiere di Siviglia di Rossini e i cimeli respighiani.
La collezione iconografica ha il suo nucleo nei dipinti fatti eseguire da padre Martini a complemento visivo della collezione libraria: vi sono ritratti compositori, teorici e musicisti antichi, e i principali rappresentanti della vita musicale settecentesca; alcuni pezzi sono di assoluto pregio artistico, come il ritratto a busto intero di Johann Christian Bach eseguito da Thomas Gainsborough, lo scenografico ritratto del Farinelli con i Reali di Spagna di Corrado Giaquinto e i celeberrimi sportelli di libreria con scaffali di libri di musica di Giuseppe Maria Crespi. Non mancano le tele otto-novecentesche, grazie alle acquisizioni di cui godette la collezione quando venne a decorare le pareti del Liceo bolognese. La raccolta di strumenti musicali, storicamente costituitasi nell’istituto musicale, copre un arco cronologico di quattro secoli, dai flauti rinascimentali ai pianoforti dell’Ottocento.
Molti strumenti sono di grande interesse per singolarità di concezione organologica (come la secentesca Armonia di flauti di Manfredo Settala), per valore storico (come il clavicembalo enarmonico di Vito Trasuntino, con 31 tasti per ottava), per peculiarità funzionale (come la tiorba in forma di kithara usata forse all’inizio del ’600 come oggetto scenico-teatrale) e per valore artistico (come l’ottocentesco corno di D. Jahn, col padiglione riccamente istoriato). Le testimonianze organologiche trovano complemento, nella ricostruzione fedele e funzionale del laboratorio di liuteria di Otello Bignami (1914-1989), allievo di Gaetano Pollastri ed esponente di spicco della scuola liutaria bolognese.
Nei suoi primi sette mesi di vita, il museo è stato visitato da circa 20.000 spettatori. L’idea di realizzare un Museo della musica a Bologna nasce non solo dalla necessità di ribadire l’importanza dell’esperienza bolognese nell’arte della musica, ma anche dall’esigenza di soddisfare una pluralità di intenti: primo fra tutti portare a conoscenza del grande pubblico il ricco e variegato patrimonio di beni musicali (dipinti, volumi, strumenti) che il Comune di Bologna possiede e custodisce da tempo.
In tale contesto Palazzo Sanguinetti ha offerto la possibilità di promuovere l’accrescimento e la valorizzazione culturale di tale prezioso patrimonio musicale, assolvendo al duplice scopo di assicurare una cornice espositiva degna della preziosità dei beni in questione e nel contempo di garantire le migliori condizioni di gestione e di conservazione, esigenze imprenscindibili nella tutela di un patrimonio di qualsiasi tipologia. Quest’anno, in occasione delle celebrazioni per il 250° anniversario della nascita di Mozart e del 300° di quella di padre Martini, il Museo ha promosso “Nonsolomozart”, una serie di iniziative che approfondirscono la figura del genio austriaco e dei grandi musicisti a lui contemporanei che vissero a Bologna. Il programma è stato inserito nel calendario degli eventi dell’Associazione European Mozart Ways, di cui il Comune di Bologna è socio.
A cura della Redazione Iperbole
- Settore Comunicazione e Rapporti con i Cittadini - Comune di Bologna
Ultimo aggiornamento: 14 09 2006
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