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Bologna città della musica
La storia e la tradizione musicale bolognese




   

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La storia e la tradizione musicale bolognese

Il Settecento

La città di Bologna vanta un passato e una tradizione musicale equiparabili solo a poche altre città in Europa. Fin dalla seconda metà del secolo XIII, la città fu soggetta all’amministrazione pontificia e per brevi periodi alle signorie dei Pepoli, dei Visconti e dei Bentivoglio, poi definitivamente governata dal papato dal 1512 al 1860; sede dal 1088 della celebre università del diritto, e dal 1450 anche di una cattedra universitaria ad lecturam musicae, la città ha sviluppato nei secoli una tradizione musicale di straordinaria rilevanza. Tracce riguardanti la musica risalgono al Duecento, ma solo a partire dalla seconda metà del secolo XV è documentata un’attività regolare e caratterizzata. Grazie alla cattedra universitaria riservata alla musica da papa Nicolò V, a Bologna si sedimenta il sapere dei più illustri teorici dell’epoca, protagonisti di lezioni memorabili e di accesi dibattiti. Negli anni del dominio pontificio la città si arricchisce di numerose chiese e comunità religiose, che costituiscono la sede principale del locale consumo di musica.

 

Nel corso del Settecento, l’Accademia e la Città di Bologna vissero un periodo straordinariamente proficuo, grazie alla contemporanea presenza di tre personalità d’eccezione dell’epoca: il cantante Carlo Broschi detto il Farinelli, padre Giovanni Battista Martini, uno dei più celebri eruditi e compositori del suo secolo, e Wolfang Amadeus Mozart.

Sia l’influenza del più celebre cantante d’opera di tutti i tempi, sia la formazione di una solida tradizione di studi storici e teorici, attraverso la definizione di precise regole compositive per la musica sacra e la raccolta di una notevole biblioteca musicale – tutte innovazioni collegabili direttamente al padre Martini ed alla sua scuola – sia infine il soggiorno del giovane Mozart, desideroso di entrare a far parte dell’istituzione bolognese, sottolineano l’importanza della vita musicale ed artistica che ruota intorno alla città, e l’enorme prestigio raggiunto dall’Accademia.

Il Farinelli (1705-1782) si esibì la prima volta a Bologna, nell’estate 1727, a soli 22 anni, interpretando il ruolo di Ceraste nell’Antigona di Orlandini. Successivamente, nel 1730 fu ammesso insieme al fratello Riccardo all’Accademia, come membro onorario.

Farinelli fu insignito della cittadinanza bolognese nell’ottobre 1732 e, dopo un lungo soggiorno in Spagna alla corte del re Filippo V, si stabilì definitivamente a Bologna nel 1761, rimanendovi per circa vent’anni fino alla sua morte, avvenuta il 16 settembre 1782. Tra le più significative iniziative recenti che riguardano il celebre cantante è da segnalare il restauro della sua tomba, a cura del Centro Studi Farinelli, in collaborazione con il Reale Collegio di Spagna.

Nell’ambito delle manifestazioni per Bologna 2000, Città Europea della Cultura, è stata inoltre allestita la mostra Farinelli a Bologna presso la Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici dell'Emilia-Romagna, ed è stato inaugurato un Parco cittadino dedicato al celebre cantante, nei pressi del luogo dove sorgeva la sua villa. Infine, lo scorso anno, in occasione del trecentesimo anniversario della sua nascita, è stato emesso un annullo filatelico speciale presso il Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna, raffigurante la villa bolognese del celebre cantante.

Immagine Padre MartiniGiovanni Battista Martini è senza alcun dubbio la personalità musicale più complessa del ‘700 per la grande erudizione, per la sapienza contrappuntistica e per il rilievo artistico della sua cospicua produzione.

Padre Martini divenne celebre in tutta Europa come fecondo compositore, insigne teorico ed eccelso didatta della musica, e si dedicò anche allo studio della matematica e dell’acustica. Lo testimonia tra l’altro la fitta corrispondenza che ebbe (circa 6000 lettere) con estimatori, personaggi illustri, uomini di cultura, cantanti e musicisti affermati, della sua epoca.

A soli 19 anni, nominato maestro di cappella nella chiesa di San Francesco di Bologna, aveva già fama di essere un eccellente maestro e conoscitore di musica; nel corso degli anni continuò gli studi musicali affermandosi anche come grande compositore fino a divenire nel 1758 membro dell’Accademia. Fu autore di oltre 700 composizioni corali sacre e scrisse anche numerosi brani di musica profana e di musica teatrale. Si dedicò inoltre anche alla musica strumentale: scrisse 12 concerti, 24 sinfonie da camera, oltre 100 sonate, 1273 canoni e altre composizioni da camera. Le composizioni del Martini sottolineano come egli non fosse un nostalgico cultore del passato, anzi soprattutto nello stile concertato, era ben disposto a conoscere ed assimilare nuovi linguaggi espressivi e le nuove tendenze omofoniche proiettate allo stile classico.

Padre Martini istituì una prestigiosa scuola di composizione che forgiò, secondo le regole del cosiddetto stile “osservato“ e i meccanismi del contrappunto, un buon centinaio di allievi, da Jommelli, a Johan Christian Bach, a Gluck, ad Andre Gretry, a Giuseppe Sarti fino a Wolfgang Amadeus Mozart, che studiò presso Martini nel 1770.

La collezione di Padre Martini costituisce una delle più prestigiose raccolte per il repertorio di musica a stampa dal ‘500 al ‘700, per i suoi incunaboli, per i preziosi manoscritti, per i libretti d’opera, per i ritratti, nonché per la singolare raccolta di autografi e lettere, frutto di un carteggio da lui accuratamente tenuto con personaggi eminenti, studiosi e musicisti dell’epoca. Scampato alle confische napoleoniche grazie all’intervento di Stanislao Mattei, discepolo e successore di Martini, nel 1816 l’immenso patrimonio bibliografico (costituito all’epoca da circa 17.000 volumi) fu donato al Liceo Musicale del Comune di Bologna – oggi divenuto il Conservatorio G. B. Martini – istituito nel 1804 presso l’ex convento degli Agostiniani, nella chiesa di San Giacomo Maggiore.

Quest’anno la città di Bologna festeggerà i trecento anni della nascita (1706) del grande musicologo.

Dipinto MozartMozart giunse a Bologna nel 1770, all’età di quattordici anni; entrò in contatto con l’ambiente culturale bolognese, esibendosi dal conte Gian Luca Pallavicini e si preparò a sostenere l’esame di aggregazione alla celebre Accademi, sotto la guida di Padre Martini. Ottenne il diploma il 9 ottobre 1770 e fu aggregato alla forastiera (cioè come membro non residente in Bologna e quindi non soggetto a particolari obblighi).

Al soggiorno di Mozart a Bologna sono legati numerosi personaggi, dal celebre Farinelli ai compositori Vincenzo Manfredini e Joseph Myslivecek, fino allo storico della musica inglese Charles Burney.

Inaugura nel 1763 Il maggior teatro cittadino, lo splendido Teatro Comunale, realizzato su progetto di Antonio Galli Bibiena, con un’opera di Gluck, Il trionfo di Clelia; in segno opposto rispetto alla tradizione operistica nazionale, esso trova la propria personalità nel panorama italiano facendosi vetrina di novità attinte soprattutto all’estero, sino ad assurgere a tempio sacro del wagnerismo in Italia. Negli anni ’60 dell’800, sotto la guida di Angelo Mariani il teatro si apre al grand opéra con le fortunate “prime” nazionali dell’Africana di Meyerbeer (1865) e del Don Carlo di Verdi (1867); poi, solidale con la temperie intellettuale cittadina che elegge Wagner a bolognese onorario, allestisce quasi tutte le “prime” italiane del compositore tedesco, a partire dal Lohengrin (1° novembre 1871, “prima” italiana di un’opera di Wagner) per arrivare al Parsifal, su cui alzerà il sipario alle ore 15 del capodanno 1914, aggiudicandosi il titolo di “prima” europea. Sulla scorta della sua vocazione progressista il Teatro Comunale propizia nel 1875 il Mefistofele di Arrigo Boito, con un cast vocale brillante, comprendente tra gli altri Erminia Borghi Mamo.

Soppressi gli ordini religiosi nel 1796, l’istruzione musicale, non più appannaggio di conventi chiese accademie, viene affidata al Liceo Filarmonico. Risale al 1802 il progetto della municipalità di Bologna per un istituto che curi la “gratuita istruzione degl’allievi da educarsi nell’arte musica”; come sede viene scelto l’ex convento agostiniano di S. Giacomo, a fianco della chiesa nell’attuale piazza Rossini. Le attività didattiche prendono il via nell’autunno 1804; sei le classi, per le quali vengono designati come insegnanti alcuni illustri allievi di padre Martini: Lorenzo Gibelli per il Canto, Giovanni Callisto Zanotti per il Pianoforte e Stanislao Mattei per il Contrappunto. Dal 1827, da poco scomparso Mattei, confessore ed erede spirituale nonché materiale del teorico francescano, il Liceo può incorporare anche la ricca biblioteca martiniana.

Tra gli insigni musicisti che nell’800 si susseguono nella direzione del Liceo, si ricorda in particolare Gioacchino Rossini, in carica dal 1839 al ’48; il periodo più felice si colloca però tra la fine del secolo e il primo decennio successivo, quando si avvicendano Luigi Mancinelli, Giuseppe Martucci e Marco Enrico Bossi. Nel 1925 il Liceo viene intitolato a Martini, e nel 1942 diviene Conservatorio statale (ma la biblioteca, con l’annessa quadreria, rimane di proprietà comunale).

Accanto all’attività didattica svolta nel Liceo, vanno inoltre ricordate le iniziative promosse dalla Società dal Quartetto, fondata nel 1879 da Federico Sarti, Adolfo Massarenti, Angelo Consolini e Francesco Serato, insegnanti dell’istituto musicale cittadino e insigni concertisti, e posta sotto la direzione artistica di Luigi Mancinelli prima, e Giuseppe Martucci poi. Assieme al Teatro Comunale, la Società anima la vita musicale bolognese di fine Ottocento, e promuove l’esecuzione di capolavori sinfonici e cameristici del Romanticismo tedesco (su tutti, le ouvertures e le sinfonie di Ludwig van Beethoven, Carl Maria von Weber, Felix Mendelssohn, Robert Schumann, talora autentiche primizie per il pubblico locale).

 


A cura della Redazione Iperbole - Settore Comunicazione e Rapporti con i Cittadini - Comune di Bologna
Ultimo aggiornamento: 07 09 2006


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