Nell’800, con la soppressione delle cappelle ecclesiastiche e la creazione del Liceo musicale cittadino, l’Accademia diviene una sorta di sodalizio onorifico che aggrega per acclamazione musicisti illustri nel firmamento europeo: su tutti, Gioachino Rossini (già “approvato” nel 1806, quattordicenne, tra i cantori), Niccolò Paganini, Giacomo Meyerbeer, Franz Liszt, Giuseppe Verdi, Richard Wagner, Johannes Brahms, Camille Saint-Saëns, Giacomo Puccini, Pietro Mascagni e Maurice Ravel, e tra le virtuose di canto Isabella Colbran, Giuditta Pasta e Maria Malibran.
L’attività delle accademie, i cui soci erano nobili bolognesi ovvero musicisti di chiara fama, consisteva essenzialmente nell’allestimento di opere in musica, tragedie, commedie, oratorii, e in esecuzioni strumentali amatoriali. E grazie alle accademie i teatri privati situati nelle case patrizie, oltre che nei maggiori teatri aperti al pubblico, ospitano un’intensissima vita operistica. Giovanni Battista Martini è senza alcun dubbio la personalità musicale più complessa del ‘700 per la grande erudizione, per la sapienza contrappuntistica e per il rilievo artistico della sua cospicua produzione.
Non solo. Bologna non poteva non accogliere fra i propri Maestri Onorari i due più grandi musicisti del XIX secolo: Giuseppe Verdi, il più grande operista italiano, il più popolare, l’artista-simbolo della grande melodia e della potenza drammatica, e Richard Wagner, il musicista-poeta tedesco che più rappresentò la temperie romantica portata alle estreme conseguenze, creatore di impegnative opere in cui si fonde parola, musica e rappresentazione scenica. Gioacchino Rossini ebbe con Bologna un rapporto fecondo e duraturo. Il giovane musicista aveva iniziato lo studio della composizione per essere ammesso quindicenne all’Accademia. Nel 1814 il compositore ha debuttato al Comunale con il Tancredi, mentre nel 1821 Bologna ha ospitato Il Barbiere di Siviglia. A Bologna inoltre Rossini compose lo Stabat Mater, eseguito per la prima volta nel 1843 con la direzione di Gaetano Donizetti. L’Accademia, di cui Rossini divenne presidente nel 1852, conserva oggi numerosi cimeli, tra i quali il manoscritto in gran parte autografo della Cenerentola e un disegno a matita di G. Doré che ritrae il musicista in punto di morte.
Nello
stesso tempo, grazie all’impegno di alcuni soci, primo fra tutti
l’abate Masseangelo Masseangeli, il patrimonio bibliografico di
padre Martini e del Liceo Filarmonico si arricchì di importanti
lasciti, donazioni e fondi musicali, che ancora oggi costituiscono, insieme
ad altre partiture e a documenti più antichi, un prezioso patrimonio
documentario. L’istituzione bolognese ospitò anche i più noti
musicologi dell’Ottocento, come Luigi Torchi, Gaetano Gaspari e
Federico Parisini, che ne curarono e studiarono il patrimonio con competenza.
Verso la fine del secolo (1899) Bologna accolse come membro del Liceo anche Giacomo Puccini, creatore di tante altre pagine operistiche che avevano saputo rinnovare, senza abbandonarne lo spirito, il melodramma italiano. Nell’archivio dell’istituto bolognese è custodito un fascicolo di appunti autografi della Madama Butterfly, ritrovato nella primavera del 1945.
Durante il XIX secolo rifiorì a Bologna anche l’arte liutaria, grazie all’opera di Raffaele Fiorini e Otello Bignami maestri che ripresero e svilupparono nel capoluogo emiliano la tradizione artigiana di origine medievale. Con il nome di “magistri leutarum” erano infatti celebri a Bologna Luca Maler (1485 – 1552) e Hans Frei (1505 – 1565), due artigiani di origine tedesca che stabilirono la propria bottega a Bologna, considerati i migliori costruttori di liuto d’Europa per l’altissima qualità dei loro strumenti e per le fondamentali innovazioni che apportarono a quest’arte.Riprendendone la tradizione, i maestri bolognesi riuscirono a dar vita ad una scuola di liutai considerati, insieme ai maestri di Cremona, tra i migliori artefici di strumenti ad arco del ‘900 italiano1. Il più celebre fra gli allievi della scuola liutaia di Fiorini è Augusto Pollastri la cui produzione totale di strumenti, sebbene non cospicua nel numero, è considerata d’eccezione, tanto che il numero delle imitazioni e dei falsi presenti sul mercato supera di gran lunga quello degli strumenti originali.
Bologna fu anche la città natale di Ottorino Respighi (1879 – 1936), uno dei più grandi maestri e compositori italiani di musica sinfonica, artefice dell’apertura della tradizione musicale italiana e del melodramma verso la musica strumentale austriaca e tedesca. Respighi intraprese giovanissimo gli studi di violino e contrappunto al Liceo Musicale della sua città, diplomandosi poi in Composizione. Ottenne un primo grande successo con l’opera Semirâma, rappresentata in prima assoluta al Teatro Comunale di Bologna nel 1910; lo stesso anno fu eletto membro dell’Accademia Filarmonica di Bologna. All’innovazione il Respighi aggiunse il recupero delle più antiche tradizioni musicali, il gregoriano e l’antica musica rinascimentale. Presso il Civico Museo Bibliografico Musicale di Bologna sono conservati un gran numero di manoscritti di opere giovanili di Respighi; all’Accademia è invece conservato il pianoforte dove Respighi compose Le Fontane e I Pini di Roma, donato nel 1956.
A cura della Redazione Iperbole
- Settore Comunicazione e Rapporti con i Cittadini - Comune di Bologna
Ultimo aggiornamento: 07 09 2006
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