In anni più recenti, Bologna non ha rinnegato la sua vocazione per la riflessione teorica, l’attività didattica e la storiografia musicale, che in passato avevano fatto della città un centro di eccellenza. Sulla scorta del ricco patrimonio musicale cittadino e in particolare dell’eredità ideale e materiale di padre Martini, già a partire da metà ’800 la città è tra le prime in Italia a dar vita a una tradizione di studi documentari grazie a Gaetano Gaspari, Luigi Torchi e Francesco Vatielli, docenti nel Liceo e accademici filarmonici. Dal 1933 la Musicologia ricompare all’interno dei corsi universitari, e nel 1971 trova un’organica collocazione accademica con la creazione del corso di laurea in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo (DAMS) nella Facoltà di Lettere e Filosofia. Il corso di studi in Musicologia è il secondo a essere istituito nelle università italiane, ma il primo a offrire una pluralità di competenze nei settori della Musicologia storica, della Musicologia sistematica, della Teoria e della Pedagogia musicale, dell’Etnomusicologia, nonché nelle discipline contigue del Teatro, della Danza e del Cinema. La ricerca musicologica a Bologna ha oggi il suo centro nel Dipartimento di Musica e Spettacolo, nato nel 1983, che accoglie i corsi del DAMS; sono legate al Dipartimento la rivista “Il Saggiatore musicale” e il “Bollettino di Analisi e Teoria musicale”, come pure, pubblicate on-line, “Music & Anthropology” e “Analitica”.
Il Teatro Comunale ospita l’acclamato Enrico Caruso (1873 – 1921), e Arturo Toscanini. Il primo si esibisce nel 1900 ne La Tosca di Puccini e, l’anno dopo, nel ruolo del Duca di Mantova nel Rigoletto di Verdi; Toscanini invece diresse più volte, a partire dalle nove rappresentazioni wagneriane del Sigfrido nella stagione 1905. In anni recenti, accanto alla programmazione di tradizione, il Comunale conferma la sua vocazione alla novità allestendo “prime” assolute di opere di Giacomo Manzoni (Per Massimiliano Robespierre, 1975) e Adriano Guarnieri (Trionfo della notte, 1987), e “prime” italiane di György Ligeti (Le grand macabre, 1979), Hans Werner Henze (La gatta inglese, 1986), Fabio Vacchi (Il viaggio, 1990) e Flavio Testi (La brocca rotta, 1997).
Nel 1933 viene fondata la Cappella Musicale Arcivescovile
dell’Ordine dei Servi di Maria: attiva ancora oggi con esibizioni
senza scopo di lucro, la cappella Musicale si compone di ottanta coristi
divisi in quattro diversi timbri vocali: soprani, contralti, tenori,
bassi.
Nel 1984 è stata inoltre ripresa l’attività musicale
della Cappella di San Petronio, dedicata ad un´intensa attività liturgica,
concertistica e discografica che privilegia l´esecuzione delle
musiche conservate nel ricchissimo Archivio musicale annesso alla basilica
bolognese.
Ogni anno attorno alla liturgia di S. Petronio (4 ottobre)
la Cappella Musicale si esibisce in uno o più concerti con la
partecipazione di musicisti di fama internazionale.
Nel corso del 2000,
la Cappella è stata impegnata in numerose manifestazioni per “Bologna
Città Europea della Cultura”. I maestri della Cappella
musicale si sono inoltre esibiti in tournées in Austria, Cecoslovacchia,
Francia, Malta e Portogallo, ottenendo unanime consenso del pubblico
e della critica specializzata.
Nel dopoguerra Bologna fu anche meta ambitissima per i cultori della musica jazz: tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Settanta, la città ospitò una quindicina di edizioni di uno dei primi e forse più importanti Festival dedicati al genere, il Festival Europeo del Jazz. Sui palcoscenici dei teatri cittadini e anche al Palazzo dello sport si esibirono i nomi più significativi dell’intera storia del jazz: Louis Armstrong, Duke Ellington, Earl Hines, Dizzy Gillespie, Theleonius Monk, Miles Davis, il Modern Jazz Quartet, Chet Baker e John Coltrane. Suonarono a Bologna mostri sacri della musica afroamericana come Woody Herman, Ella Fitzgerald, Stan Getz, Art Farmer e B.B. King.
Come mai proprio a Bologna il jazz ha attecchito così tenacemente
entrando in sintonia con la città e i suoi abitanti? Occorre
ricordare da un lato che cosa sia il jazz e dall’altro il contesto
geografico, umano e sociale di Bologna.
Il jazz, scrive Nardo Giardina,
fondatore nel 1952 della Doctor Dixie Jazz Band, “è una
musica dirompente ed innovatrice che ha affascinato giovani e non di
ogni paese divenendo, generazione dopo generazione, sempre più conosciuta
e seguita da un numero sempre più ampio di appassionati di questo
nuovo linguaggio che, sovvertendo ed invertendo la scala di valori
da sempre codificata e accettata nella musica dotta europea, aveva
messo al primo posto il ritmo (…), al secondo l’armonia
e, in ultima posizione, la melodia. Un simile tipo di impostazione
chiaramente in antitesi con la nostra anima latina e mediterranea,
unitamente all’altro elemento liberatorio costituito dalla possibilità lasciata
ai solisti di improvvisare a loro piacimento, fece sì che il
jazz affascinasse e coinvolgesse non solo per la novità dei
suoni e dei ritmi, ma anche perché simbolo concreto di contestazione
e ribellione a schemi ormai troppo rigidi e frenanti. Ciò fu
inteso spesso (…) oltre che da un punto di vista strettamente
musicale, anche con significati ben più ampi, di tipo sociale
e politico. (…)
Bologna è da sempre città cosmopolita
e provinciale, contando alla pari tradizioni dotte e contadine. Città della
tradizione, è stata in verità da sempre pronta ad accogliere
e tollerare tutto quanto avesse sapore di vera innovazione. Città universitaria,
da sempre avvezza all’internazionalismo ed alla presenza di stranieri,
a lungo sotto il dominio papalino, che ha temprato nei secoli il sanguigno
temperamento dei bolognesi inducendoli alla nota “bonomia”,
che nulla però toglie alla propensione istintiva per le passioni
violente e alla fervida immaginazione di un popolo concreto e al contempo
raffinato (…). Tutto ciò in nome e come risultato di
un compromesso tra il potere costituito e la tendenza alla ribellione,
fra il conformismo e l’assoluta libertà inventiva, con
sempre presente un amore sviscerato per i propri spazi urbani, portici,
piazze, chiese (…).
E’ forse questa strana e un po’ folle
caratteristica di edonismo e di massima libertà della fantasia
che ha fatto sì che a Bologna il jazz abbia incontrato una fortuna
duratura nel tempo”.
Il Jazz a Bologna ha dunque origini lontane: la città inizia
ad appassionarsi verso la fine degli anni Trenta e, subito dopo la
seconda guerra mondiale, il jazz si sviluppa in maniera assolutamente
originale grazie all’impegno e alla passione di alcuni studenti
universitari, essi stessi straordinari jazzisti dilettanti e alla nascita
di numerosi circoli o associazioni (Hot Club Bologna, Circolo del Jazz,
Circolo Goliardico del Jazz).
Nasce a Bologna la Superior Magistratus
Ragtime Band, fondata nel 1952 come “banda” dell’Università,
che nel 1972 prese il nome attuale di Dr. Dixie Jazz Band. Dalla fondazione
ad oggi la Doctor Dixie ha tenuto oltre 700 concerti in Italia e in
Europa, esibendosi in numerosissimi Festival. Ha inoltre partecipato
a numerose trasmissioni radiofoniche e televisive e a tre film del
regista Pupi Avati: “Jazz Band,” basato sulla storia della
band, della quale lo stesso Avati fece parte insieme a Lucio Dalla, “Dancing
Paradise” e “Accadde a Bologna”.
Oltre a svariati riconoscimenti, la Dr. Dixie Jazz
Band ha al suo attivo numerose incisioni discografiche in cui sono
stati talvolta presenti artisti illustri in campo musicale jazzistico
e non: da Renzo Arbore a Paolo Conte, Johnny Dorelli, Ruggero Raimondi,
Pupi Avati, Lucio Dalla, Giorgio Zagnoni, Gerry Mulligan.
La Doctor
Dixie è sicuramente la Band amatoriale più longeva del
mondo, nel 2002 ha infatti festeggiato i suoi 50 anni con un concerto
al Teatro Medica al quale hanno partecipato, oltre a tutti i suoi membri
storici, jazzisti di fama mondiale. La cantina, nella quale la band
suona continuativamente dal 1972, è diventata il leggendario
tempio della musica jazz di Bologna dove ancora oggi la Dr. Dixie Jazz
Band ospita giovani e amanti del jazz.
Vengono istituiti al Conservatorio
di Bologna un corso di Musica d’uso e la Cattedra di jazz al
corso di Laurea in Arte Musica Spettacolo dell’Università.
Oggi la città è ancora molto attiva nel campo del jazz
ed ospita importanti rassegne, tra cui “Viaggio nella memoria”,
una rassegna cinematografica organizzata dal Museo Internazionale della
Musica di Bologna legata ai più significativi compositori jazz
del XX secolo, oltre alle stagioni dei club storici del centro bolognese,
la Cantina Bentivoglio e il Chet Baker. Bologna è anche la città dove
vive Steve Grossman, uno dei più grandi sassofonisti viventi.
L’atmosfera musicale e le nuove tendenze della
città di Bologna continuarono, nel corso degli anni, ad attrarre
musicisti e compositori di ogni genere.
Uno storico personaggio bolognese
di questo periodo è anche Giorgio Zagnoni, flautista di fama
internazionale che vinse a 18 anni un concorso nazionale per l’Orchestra
Sinfonica di Milano della RAI e a 20 anni meritò una cattedra
al Conservatorio di Bologna. Dopo un decennio vissuto in orchestra,
si è dedicato esclusivamente al solismo esibendosi alla Carnegie
Hall di New York, alla Herkulessaal di Monaco, al Gewandhaus di Lipsia
e al Coliseum di Buenos Aires; e guadagnandosi dalla critica appellativi
come “il flauto magico da Bologna” e il “Re Mida
del flauto”. Ha ricevuto innumerevoli premi di grande prestigio
e, in occasione del bicentenario della fondazione degli Stati Uniti,
ha tenuto un concerto alla Casa Bianca. Ha inciso per varie case e
fu inoltre fondatore del Bologna Festival e direttore artistico di “Musicalmente
Bologna”, e responsabile del corso di formazione superiore per
professori d’orchestra “Mythos” della fondazione “A.
Toscanini” di Parma. Nel 2003 ha ricevuto dal Presidente Ciampi
l’onorificenza di Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica
Italiana.
Nell’ambito delle manifestazioni teatrali, il
Comunale di Bologna conserva tuttora il suo ruolo di primo piano nel
panorama musicale bolognese, ed è ancora al centro della vita
culturale della città, non solo per il suo ruolo produttivo,
ma anche per la collocazione “strategica” al cuore di Bologna,
accanto alla sede principale dell’Ateneo, alla Pinacoteca e all’Accademia
di Belle Arti.
Quest’anno il Teatro, oltre agli appuntamenti
tradizionali della propria stagione operistica, ospita un’interessante
ciclo di incontri con la partecipazione di Professori dell’Orchestra
e Artisti del Coro del medesimo teatro, durante i quali vengono proiettate
immagini di opere pittoriche inerenti temi di volta in volta diversi,
insieme all’esecuzione di musiche degli stessi periodi storici.
A cura della Redazione Iperbole
- Settore Comunicazione - Comune di Bologna
Ultimo aggiornamento: 07 09 2006
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