Quartiere universitario
Le ampie zone inedificate e ortive che si estendevano nel quadrante nord orientale
della città murata, contribuendo a delineare i caratteri di un paesaggio
agrario all'interno della compagine urbana, avrebbero subito una radicale trasformazione
d'uso a partire dai primi anni del XIX secolo. Nel 1803 venne infatti redatto
un piano per i "locali studi", elaborato da Barnaba Oriani e da Giuseppe
Bossi, allo scopo di adeguare lo Studium bolognese alle revisioni istituzionali
imposte dal governo napoleonico. Questo piano ruotava attorno ad una idea di
"concentrazione degli stabilimenti" che presupponeva la realizzazione
di un vero e proprio quartiere specializzato nell'istruzione superiore da realizzarsi
tra le vie di S. Donato (odierna via Zamboni), Borgo della Paglia (via Belle
Arti) e il circuito murario del recinto urbano. Capisaldi dell'intervento furono
il cinquecentesco palazzo Poggi (sede fin dal 1711 dell'Istituto delle Scienze)
in Strada S. Donato, l'ex noviziato di S. Ignazio in Borgo della Paglia e il
soppresso collegio Ferrero con la bentivolesca palazzina della Viola, al centro
delle retrostanti zone ortive confinanti con le mura della terza cerchia della
città. Il progetto complessivo di riordino architettonico e urbanistico
dell'area venne dapprima affidato all'architetto veronese Paolo Pozzo e, successivamente
alla sua scomparsa, a Giovan Battista Martinetti. Quest'ultimo elaborò
nel 1804 l'idea di un percorso a patte d'oie che conduceva dall'Accademia di
Belle Arti alla palazzina della Viola e alle serre della Botanica e dell'Agraria.
Negli edifici dell'ex Collegio Ferrero doveva essere collocato l'"elaboratorio
chimico", mentre il nuovo Teatro anatomico avrebbe dovuto essere costruito
nel blocco seicentesco dell'ex noviziato gesuitico. L'aula magna della Università
Nazionale avrebbe infine trovato posto nella soppressa chiesa di S. Ignazio,
resa comunicante con l'Accademia Nazionale. Il complessivo intervento di ridefinizione
dell'area universitaria, conseguente a un vero e proprio cambiamento nel centro
di gravità urbano dello Studio, si completava con i ritocchi effettuati
nel vicino palazzo Poggi e con la progettazione delle cliniche, da parte di
Angelo Venturoli, nel malandato edificio dell'Ospedale Azzolini nei pressi della
Porta S. Donato.
L'attuazione del piano prese il via subito dopo la visita compiuta dal Bonaparte
a Bologna nel giugno del 1805. Attraverso la vendita di alcuni beni ecclesiastici
e collegi venne garantito il finanziamento al progetto e avviati tempestivamente
i lavori, condotti parallelamente alla sistemazione dei viali di circonvallazione
e alla costruzione della Montagnola (ambedue su progetto dello stesso Martinetti).
Di questi disegni per la nuova Università napoleonica furono realizzati,
negli anni del regno d'Italia, il percorso a patte d'oie che conduceva all'orto
botanico e a quello agrario, i locali per la nuova Accademia di Belle Arti e
infine l'Aula Magna. Il Teatro anatomico e quello chimico trovarono più
avanti nel tempo una diversa soluzione localizzativa nelle adiacenze di Palazzo
Poggi. Su progetto di Giuseppe Nadi si riorganizzò infine il Museo delle
Antichità presso Palazzo Poggi (1810). Le difficoltà economiche
prodotte da un aumento vertiginoso delle spese correnti dovute alla militarizzazione
crescente, produssero verso il 1810 un abbandono dei lavori, come molte cronache
del tempo ci testimoniano, che durò nel tempo. Solamente in periodo post-unitario
l'intero quartiere universitario sarebbe stato profondamente ridefinito con
l'apertura della via Irnerio e ampliato sulla base delle indicazioni progettuali
contenute nel piano di sviluppo urbanistico dell'area elaborato dal rettore
Capellini (1888). (Francesco Ceccarelli) (R. Dondarini, C. De Angelis, Da una
crisi all'altra (secoli XIV-XVII), vol. III dell'Atlante storico di Bologna,
a cura di F. Bocchi, Bologna 1997)
Palazzo Malvezzi Campeggi
Palazzo senatorio. Eretto sull'area dove alla fine del Quattrocento sorgeva
la casa nuova dei Bentivoglio, il palazzo senatorio dei Malvezzi Campeggi fu
edificato probabilmente verso gli anni '50 da Andrea e Giacomo Marchesi da Formigine,
il cui stile emerge dal vivace decorativismo e dalla geniale impaginazione della
facciata a un unico piano. Ornano infatti il fronte in laterizio a vista la
classica trabeazione con alto fregio riccamente arabescato a bassorilievo, posta
al di sotto delle finestre con paraste ioniche, le cimase con ciuffi di fogliame
legate a piccole aperture quadrate, e l'ampio fregio con motivi ornamentali
a losanghe e cerchi, poste lungo il coronamento. Finissimi intagli a motivi
geometrici ornano anche i sottarchi e i pennacchi del portico sorretto da colonne
doriche in arenaria, su cui si affaccia un elegante portale con stipiti adorni
di rilievi a candeliere e trofei guerreschi con cornucopie. All'interno dell'edificio
si apre un arioso cortile dall'impaginato classico a doppio loggiato: colonne
doriche sormontano infatti ogni braccio di portico, agili colonnine ioniche
sorreggono la loggetta sovrastante, mentre, al secondo piano, paraste inquadrano
piccole finestre con timpani, coronate da medaglioni racchiudenti ritratti di
condottieri e imperatori romani. Fa da sfondo all'ingresso un nicchione contenente
una grande statua di Ercole assegnata a Giuseppe Mazza. L'articolazione interna
del palazzo fu trasformata nel 1730 ad opera di Giuseppe Ambrosi per accogliere
al piano nobile il salone d'onore, denominato anche delle armi, per le tempere
che, nella parte alta delle pareti, ritraggono episodi guerreschi della vita
di vari esponenti della famiglia Malvezzi. Altre sale dell'edificio furono ammantate
da preziose decorazioni eseguite da artisti locali. Acquistato da un istituto
bancario, il palazzo fu restaurato fra gli anni '70 e gli anni '80 del Novecento,
ed è oggi sede della Facoltà di Giurisprudenza. (Davide Righini)
(R. Dondarini, C. De Angelis, Da una crisi all'altra (secoli XIV-XVII), vol.
III dell'Atlante storico di Bologna, a cura di F. Bocchi, Bologna 1997)
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Ultimo aggiornamento: 06 02 2006