All'inizio del XX secolo il territorio comunale, molto fertile, è adatto sia all'allevamento che alla coltivazione di cereali, legumi, frutta, foraggi, viti e canapa. Nelle grandi famiglie contadine all'attività agricola si affianca quella di tessitura della canapa e del cotone grazie al lavoro di 175 telai. Il bracciantato aveva notevole peso nell'agricoltura, mentre un consistente nucleo di proletariato industriale si andava formando, grazie all'insediarsi di numerose industrie per la lavorazione delle carni suine, di concimi chimici e piccole imprese di costruzioni.

Il censimento del 1901 rileva l'aumento della popolazione a 5.373
unità; nascono nuovi insediamenti produttivi e si incrementa l'edilizia
abitativa. Sorgono inoltre organismi politici di indirizzo socialista quali
leghe di lavoratori e cooperative: una sezione socialista si forma a Lavino
di mezzo nel 1902. Nel 1907 le diverse leghe di contadini e muratori sottoscrivono,
con le rappresentanze padronali e con le autorità provinciali, nuove
tariffe e normative. Tutto ciò porterà, il 13 ottobre 1907,
alla clamorosa vittoria della lista socialista alle elezioni amministrative
del Comune ed all'elezione del primo sindaco socialista: Pasquale
Bondioli, rieletto nelle elezioni amministrative del 1914. Questa amministrazione
si qualificò per i provvedimenti di ordine sociale quali la costruzione
di case per i lavoratori ed una serie di lavori pubblici nei quali impegnare
la mano d'opera disoccupata: costruzione della scuola (l'edificio
che attualmente ospita la sede amministrativa del Quartiere) per l'epoca
prestigiosa, considerando la scarsa consistenza della popolazione scolastica,
della strada di accesso alla scuola stessa (attuale via delle Scuole), del
cimitero, dell'acquedotto. Nel contempo l'amministrazione era
impegnata a contenere i movimenti eversivi che turbavano la vita politica
locale e nazionale. Il 15 novembre del 1911 il Consiglio Comunale unanimemente
respingeva lo slogan «armiamoci e partite»
invitando ad aderire alle iniziative di Turati contro la guerra!
Ma la guerra ci sarà: nel maggio del 1915, l'Italia è
trascinata nel conflitto; ne uscirà il 4 novembre del 1918, nelle
condizioni che ben conosciamo. I lavoratori saranno quelli che maggiormente
subiranno le conseguenze politiche e soprattutto economiche della guerra,
ma cresceranno fortemente nell'impegno politico e sociale.
Nelle elezioni amministrative del 1920 del Comune di Borgo Panigale, le
due liste socialiste conquisteranno sia i posti di maggioranza che di minoranza,
sindaco sarà nominato Umberto Forlani il quale, a seguito di un grave
episodio accaduto come risposta ad un agguato fascista, fu costretto a rifugiarsi
all'estero, assieme ad altri componenti dell'amministrazione
comunale.

Il 15 dicembre del 1923, abolite le elezioni per Comune, Parlamento e Province,
nel Comune di Borgo Panigale si insediò un Commissario Prefettizio,
il quale rimase in carica per oltre cinque anni, seguito da un podestà
ed ancora da un commissario fino al 1937, anno in cui il Comune di Borgo
Panigale verrà aggregato al Comune di Bologna.
Gli amministratori del Comune di Bologna, fin dal 1927, manifestarono la
volontà di ampliarne il territorio, per estendere il controllo su
di un'area, quella di Borgo Panigale appunto, di consolidate tradizioni
socialiste ed antifasciste, anche in pieno regime. L'allora commissario
prefettizio, il 19 febbraio del 1927 chiese l'aggregazione di Borgo
Panigale al Comune di Bologna; dopo alterne vicende si arriva al 4 agosto
del 1933, quando il prefetto di Bologna ordina ai podestà dei comuni
di Borgo Panigale, S. Lazzaro e Casalecchio di Reno di «decidere»
la loro annessione al Comune di Bologna, forte dell'appoggio dell'organizzazione
degli industriali bolognesi, interessati a rimuovere un ostacolo alla fruibilità
della mano d'opera operaia, ostacolo costituito dal risiedere in diversi
comuni.
Nel 1937, il nuovo Podestà di Bologna avanzò la richiesta
di ampliamento del Comune, ma solo per l'aggregazione del Comune di
Borgo Panigale, allo scopo di «avere maggior respiro territoriale»
per i nuovi insediamenti sostitutivi delle case demolite. Lo stesso Commissario
prefettizio di Borgo Panigale espresse parere favorevole all'aggregazione,
subordinandola ad una serie di opere di urbanizzazione.
Il Regio Decreto n. 1793 del 5 novembre 1937, convertito nella legge n.
2441 del 30 dicembre 1937, sancirà la soppressione del Comune di
Borgo Panigale dopo 105 anni di esistenza e la sua aggregazione al Comune
di Bologna.

Gli abitanti del soppresso comune erano 11.477, secondo i dati del censimento
del 1936, per un totale di 2318 famiglie; le scuole erano tre nel capoluogo
ed una a Pioppa, per un totale di 15 aule.
Per ciò che concerne gli insediamenti industriali maggiori, oltre
le fornaci Tugnoli e Gallotti risalenti alla fine del 1800, negli anni trenta
sono sorte diverse aziende tra cui Fabbri, Cobianchi, Peschiera, le quali
assumeranno importanza a livello nazionale.
Nel 1934 l'azienda "Ducati" interviene a favore dell'aggregazione
del territorio di Borgo Panigale al Comune di Bologna, manifestando l'intenzione
di costruire nuovi stabilimenti nel territorio di Borgo, cosa che farà
nel 1936, lasciando il centro urbano di Bologna: i dipendenti sono 1.100,
in maggioranza donne.

Nel 1939, allo scoppio della seconda guerra mondiale, la Ducati conta 2300
dipendenti per una produzione altamente specializzata e differenziata. Con
l'entrata in guerra dell'Italia, l'azienda, anche per
la chiusura dei mercati esteri, orienta l'attività alla produzione
bellica, sostenuta da numerose commesse che fruttano altissimi profitti.
Parallelamente va consolidandosi nei dipendenti una coscienza antifascista,
che porterà ad aspre lotte contro le S.S. e i militi fascisti che
irrompono nei reparti ad intimare la ripresa del lavoro durante gli scioperi
del 1944.
Il 21 aprile 1945 è il giorno della liberazione: si sviluppa una
forte denuncia delle responsabilità dei fratelli Ducati per la loro
collaborazione con gli occupanti tedeschi. Si accresce anche nella popolazione
la volontà di ricostruzione e di ripristino della produzione per
assicurare il lavoro alle maestranze.
A cura della Redazione Iperbole
- Settore Comunicazione - Comune di Bologna
Ultimo aggiornamento: 26 09 2006
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