Bologna fu una delle città italiane più colpite dalla guerra, sia per la sua centralità nel sistema delle comunicazioni, sia per la sua posizione di retrovia della Linea Gotica. Fra il settembre 1943 e l'aprile 1945, con l’insediamento del comando militare tedesco e della RSI, la città conobbe un duro regime di occupazione, il freddo e la fame per la popolazione civile, i bombardamenti alleati, rappresaglie naziste come quella di Monte Sole, ma anche la coraggiosa azione dei gruppi partigiani e la resistenza degli antifascisti.
Alto fu il tributo di sangue versato dai bolognesi: il numero dei morti civili caduti sotto i bombardamenti è stato di 2481 persone, i partigiani caduti nella provincia sono stati 2064.
La mattina del 21 aprile 1945 Bologna fu libera.
Gruppi di donne cominciarono a deporre fiori ed affiggere foto dei loro cari in Piazza Nettuno, sul muro dove erano stati fucilati molti partigiani. Nacque così, in maniera del tutto spontanea, il Sacrario dei partigiani.
Le biografie dei partigiani, le schede delle formazioni combattenti e degli eventi della lotta di liberazione.
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Le biografie dei partigiani ricordati nel monumento, il significato delle lapidi commemorative, gli edifici di Piazza Maggiore.
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Inaugurato il 31 ottobre 1959, fu voluto dal Giuseppe Dozza, il sindaco della liberazione di Bologna, che lo fece progettare da Piero Bottoni (Milano 1903-1973), esponente di spicco del Razionalismo in Italia, vicino alle posizioni di Le Corbusier.
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Progetto realizzato dal Settore Cultura – Nuove Istituzioni Museali.
In collaborazione con la Redazione Iperbole - Comune di Bologna
Ultimo aggiornamento: 02 11 2007
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